Arcobaleni - n

6 Luglio 2008

Piove con rabbia.

Sei troppo delicata con me se ti limiti a sfradiciare la t-shirt, a liberare torrenti nelle strade, a smitragliare altre gocce ignoranti.

Sai, sei troppo delicata a volte: ti voglio un po’ bene, ma non lo faccio abbastanza. E poi dai, dovevi levarti di torno già prima, voglio dimenticarti subito (mentre i miei vestiti diventano scuri e pesanti a causa tua) LEVATI, levati dalle palle, quanto adoro il tuo profumo, che a volte ti affacci, mi infradici, avrò sempre quell’antipatia di fondo per te, eppure c’è ancora un modo per trasformarla in adrenalina, ogni mio sguardo che fugge da te un giorno saprai convertirlo in sangue crudo.

Ogni mio sguardo che fugge da te, un giorno sarà lo stesso sangue crudo che colora il tuo polpaccio e il mio avambraccio, graffio, inutile ed eccitante come la carogna che fa rossa questa pozzanghera.

In un giorno di pioggia

2 Luglio 2008

Vorrei portarti in camera mia

sarà tutta colorata e bella, più del solito, per l’occasione

Ti farei distendere su quel letto che amo

e che in realtà è di mia sorella, ma quando

lei è via, lo uso io

E che sia sera o mattina, ma con una luce fioca e frizzante

sotto le nuvole stanche di piovere sul bagnato, e infine dopo la pioggia

ti distenderai sul letto.

Metterò musica anonima, complessa

ma bella almeno quanto ciò che resta dei raggi di sole oltre la finestra semiaperta, oltre le particelle d’aria che non possono mai cadere più in basso. Solo seguire ogni piccola corrente: bella almeno come ciò che resta del sole, stampatosi sulle superfici di certi ricordi appoggiati alle pareti. E ancora, la musica sarà complessa, sconosciuta, ma dolce.

Poi chiuderò la porta, non prima di essere uscito, e cercherò di sparire… e spererò che potrai viaggiare anche in quel luogo non tuo.

Stoffa

28 Giugno 2008

Veramente sotto quel mucchio di etichette della gente, c’è qualcosa. Allora è giusto che ti consideri una persona.

Tintinnii soffusi di tacchi nei cerchi concentrici di questa pozzanghera.

Anche te, che a volte ci incontriamo negli asciutti corridoi di servizio di questa vita. Allora è giusto che continui a cercare e lasciare tracce.

Le lanterne offuscate di paesi all’orizzonte bruciano, in un nascondino adagio.

Bagno i piedi fuggendo sempre nello stesso prato. Dentro acqua di stagno, adagio.

Gli occhi lucidi. Il bicchiere è in frantumi. I cocci che non raccoglierai, Noemi.

Il calice è intero. Reggo la mia dolcezza in bicchieri di stoffa.

I desideri che so che è bene restino tali: speriamo non fuggano come acqua, in bicchieri di stoffa.

Bocca di rosa

24 Giugno 2008

Domenica mattina il tragitto è più breve.

Si toglie le scarpette prima di scavalcare il cancello, non si guarda attorno per schivare sguardi, nel migliore dei casi, fintamente amici. Tira un respiro che le gonfia i polmoni, tira dentro più aria possibile. Aria, aria. Non si sa mai che decida di passare il resto della settimana come in un’apnea, quell’inspirazione degenera in uno sbadiglio e una smorfia leggera sotto il trucco pesante.

Sì, perchè lei è brutta, e nessuno sa se quel modo così sgargiante, quasi forzato e gemente, di vestire, nasconda o metta in risalto quella bruttezza che è comunque palese.

La sua fama “bocca di rosa” cozza con l’aria di triste poetessa fallita. Decadentista. Gli incisivi sporgenti, i capelli rossi. Ma soprattutto, ad offuscare tutto questo, come raffica di vento e pioggia sugli occhi, la cattiveria della gente che le sta intorno.

Forse ora, scalza e mesta, serena, diamole pure una valanga di aggettivi inutili, magari diversi da quelli che la inchiodano ogni giorno: mentre cammina oltre quel prato è sola.

il cielo di oggi

19 Giugno 2008

capire che il cielo aspetta solo che noi ci tuffiamo dentro, attraverso le poche nuvole bianche, per sentire affogando nell’aria com’è che gli istanti di una giornata si trasformano nell’ultimo pensiero prima di addormentarsi.

14 Giugno 2008

Conta molto di più in modo di vedere le cose, che le cose in sè.

Scena per 3

1 Giugno 2008

Personaggi

A maschio

B maschio

C femmina

Prologo (breve)

A e C stanno insieme da un anno e si vogliono bene. Da due mesi B s’innamora di C e viceversa. B e C stanno spesso assieme, ma C resta con A. Alla festa di un altro amico, tutti e tre si trovano ed A vuole parlare con B per chiedergli se gli piace C.

Scena

A si avvicina a B per parlargli: e ognuno sa di cosa si parlerà. Tanto che C non vuole stare lontana. anche la sua presenza dovrà contare nel discorso che segue.

Inizia lo scambio di battute da A a B, tra il cordiale e il drammatico, giusto per non andare dritti subito all’argomento, ma almeno dopo qualche manciata di secondi. B risponde in un modo tra lo scherzoso e l’interessato, ben sapendo che il dialogo continuerà parlando del suo amore per C, e lui dovrà negarlo bene, se riesce.

E dopo i primi saluti e le prime frasi quasi innocenti tra A e B, B dice distratto “scusa un attimo”, si volta verso C, le tira un pugno e un’altro, la spinge per terra e le cade addosso, e comincia una pioggia di pugni arrabbiati contro di lei, come pugni di sfogo contro un materasso, solo che stavolta sotto c’è lei a prenderli tutti, a subirli distesa sul pavimento, a soffrire sotto quell’improvvisa valanga di rabbia assennata, mentre il suo ragazzo è lì e guarda stupito.

A guarda. Aveva già pensato a prendere qualcuno a pugni, quando pensava a B, ma ora quell’improvviso scoppio di violenza non gli suscita l’aggressività che poteva cercare, no: è solo confuso (aveva in mente solo immagini troppo romantiche tra B e C, che avrebbe usato come ispirazione per il discorso d’accusa, ma l’immagine davanti a lui era troppo palesemente opposta ad ogni congettura, che B non sembrava più lui: B non sembrava più la persona che odiava). B stava semplicemente prendendo a pugni la sua ragazza, che tenta di sfuggirgli ma prende ancora pugni, a vari ritmi, a varie intensità. In varie parti del corpo. B stringe C fra le braccia, le loro teste sono vicine, si scambiano un bacio.

Non ho detto che B bacia C. Ho detto che i due si scambiano un lungo bacio sulla bocca. A, nel frattempo, ha afferrato poco convinto B da dietro, ma non ha forza per tirare: a quest’ultima scena reagisce guardando intensamente C negli occhi. C non ricambia lo sguardo: guarda B, oppure chiude gli occhi.

Chiudi gli occhi, C.

Tienili chiusi, fino alla mattina che segue.

Verena

27 Maggio 2008

Oggi sei flebile.

A parlare di te ho paura che questo timido soffio ti scuota, ti faccia cadere ondeggiando come una foglia, davanti a me, dentro un burrone irreperibile.

Oggi sei flebile, come una foglia in quell’autunno che non ho mai visto con te.

A ridere!

Quando adoro ridere agli scherzi del destino!

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O ipofisi, ma perchè non cancelliamo assieme quegli ormoni inibitori?

16 Maggio 2008

Correvo in bici di sera tra le gocce di pioggia e pensavo: tutto ciò che vorrei, adesso, è correre in bici di sera sotto la pioggia.

Sentivo un sensibile profumo di fiori lungo la strada. Ma anche se la pioggia ora l’avrà trascinato a terra, i bei pensieri che ho sparso su quell’umida strada e poi subito dimenticato l’hanno, per breve tempo, sostituito.

Ma l’ottimismo non è escludere le situazioni peggiori: è spiegare che anche quelle andrebbero benissimo.